Passeggiare
attraverso i secoli della memoria è un'avventura anche a Bruino.
Pur non annoverando nei suoi annali vicende di grande rilievo, Bruino
ha infatti sviluppato un proprio percorso storico, caratterizzato da
fatti ed eventi peculiari che, nel tempo, ne hanno contraddistinto il
profilo.
Le numerose testimonianze documentali ed archivistiche hanno concesso
agli studiosi di ricostruire secolo per secolo ciò che è
accaduto nella Comunica locale bruinese, a partire, però, dall'anno
1000 in avanti.
Il "prima" si può soltanto ipotizzare. Tuttavia alcuni elementi
di macrostoria consentono di ritenere credibile che il Villaggio di
Bruino sia nato come insediamento Longobardo, intorno al 600 d.C., visto
che la radice longobarda "BR" permane nel toponimo locale e visto che
nel territorio del ducato di Torino sorsero molteplici borghi rurali,
lungo fiumi e torrenti. Ulteriore credibilità a questa tesi è
data dal nome della prima famiglia feudataria bruinese, i Braja, i quali
derivano il loro nome direttamente dal germanico antico "Breit", italianizzato
in Braja.
Dopo la discesa dei Franchi in Italia, è necessario giungere
sino al 996 d.C. per vedere pubblicato il cosiddetto "Diploma Ottoniano",
dal nome del Sovrano Germanico Ottone III di Sassonia, e nel quale sono
indicati per la prima volta, con precisione, i nomi dei luoghi, dei
territori e dei possessi.
Con il Diploma Ottoniano veniva peraltro sancito il potere dei Vescovi-Conti.
Un trasferimento di potere piuttosto importante e che determinò
nel 1006, l'attribuzione da parte del Vescovo Gezone a favore del Monastero
di San Solutore, della chiesa e del luogo di Bruino, in quanto dipendenti
dalla Pieve - Corte di Sangano. Il signore della Corte era l'Abate e
a lui erano dovuti tributi ed omaggi: il popolo lavorava le terre e
giurava fedeltà all'Abate come unico Dominus.
Intorno all'anno 1000, pertanto, Bruino si configurava come piccolo
Borgo radunato intorno ad una piccola Chiesa, direttamente dipendente
dall'Abbazia di San Solutore. Nell'ambito della Corte cominciarono cosi
a nascere piccoli gruppi di persone a cui era concesso, in enfiteusi,
un appezzamento di terra da lavorare, con tanto di norme, leggi e organizzazione
del lavoro.
Ma i sommovimenti politici finalizzati ad ottenere il potere sui grandi
territori dell'odierno Piemonte stavano per iniziare.
Protagonisti assoluti delle contese per il possesso della terra furono
i Savoia Moriana. Lotte e battaglie durarono per circa un secolo e si
avvicendarono a politiche di avvicinamento per l'acquisizione graduale
del potere fino ad arrivare al duecento, secolo in cui i Savoia divennero
i dominatori dei territori dell'odierno Piemonte, ponendo fine alla
supremazia ecclesiastica e godendo dell'ufficialità inviolabile
del Sacro romano Impero.
È del 1252 uno degli atti formali più rilevanti per Bruino.
Si tratta del Diploma Imperiale di Guglielmo II d'Olanda, con cui venne
donato al Conte Tommaso II di Savoia il Feudo di Bruino. E ai Savoia
prestarono giuramento le prime due famiglie locali bruinesi: I Braja
e i Drò. Nel Diploma del 1252, inoltre si fa cenno anche all'esistenza
a Bruino, di un Castello, antico e diroccato che fa comprendere che
esistesse già in precedenze una vera e propria casaforte rurale,
attorno alla quale si svolgeva la vita del Borgo.
Il XIV Secolo fu dunque contraddistinto dall'esercizio del potere feudale
concesso alle famiglie signorili locali, protette dai Savoia. In particolare
le famiglie bruitesi godevano delle prerogative feudali del territorio,
del castello e della giurisdizione, che si rafforzarono nel corso del
tempo, sino a far acquisire alle famiglie detentrici dell'imperium locale,
una vera e propria signoria, che acquisisce la prerogativa di "nobiltà"
già nel 1327.
Nel 1348, invece, comincia ad acquistare importanza anche un'altra famiglia,
i Borghesi, che entrarono in possesso, per vendita e per eredità
di alcune pezze territoriali di Bruino e divennero gli assoluti protagonisti
delle vicende feudali locali, insieme all'altra famiglia dei Canali,
nonché alle minori dei Bararis e dei Piossasco.
Il "Consegnamento" del 1458 è un altro atto importante che descrive,
nel dettaglio, tutti i beni oggetto del possesso feudale del vassallo,
il quale dichiarava al proprio Signore (il Conte di Savoia) quali erano
le proprietà.
Da tale atto è stato possibile evincere che Bruino era un luogo
tranquillo, in cui la gente era dedita al lavoro soprattutto agricolo,
ma anche artigianale. A tal proposito le cronache ricordano il primo
artigiano di Bruino: si chiamava Giovanni Tauri e si occupava di confezionare
abiti di fustagno.
I cristiani di Bruino, invece, pregavano nelle chiese di Santa Maria
e San Martino, governate entrambe da un rettore, direttamente dipendente
dall'Abbazia di Rivalta, acquistata nel lontano 1264 dall'Ordine cistercense,
il quale si insediò anche a Bruino, nella Cascina Lora (il cui
nome deriva dalla contrazione del motto benedettino "Ora et Labora").
Il 1500 fu invece il secolo della dominazione francese nei territori
piemontesi e della successiva restaurazione del dominio sabaudo, operata
dal Duca Emanuele Filiberto di Savoia. Nelle sue battaglie condotte
nelle Fiandre, il Duca ebbe modo di apprezzare la fedeltà ed
i servigi di un proprio subalterno, Giuliano de Olmos y Bexar, che fu
premiato dallo stesso Emanuel Filiberto e divenne Signore del Luogo
di Bruino con la donazione del 5 agosto 1568.
Fu quest'ultimo ad acquistare tutte le restanti porzioni del feudo locale,
frammentate ed in mano a singole famiglie, come i Bertone, i Bertollero
o gli Scozia, divenendo così il primo ed unico Signore con autorità
monocratica e a tutto campo.
E anche il Feudo dì Bruino, cominciò ad organizzarsi come
Comunità, in modo tale cioè da prestare fedeltà
al proprio Signore, ma nel contempo acquisire un ruolo nell'esercizio
delle funzioni amministrative del luogo, rivestendo funzioni come quelle
dei camparì, estimatori, computatori o messi comunali. In questo
periodo fu peraltro costruita la torre del castello.
Giuliano de Olmos, nel 1577, si sposò con Isabella Berthoud de
Malines, rampolla fiamminga di stirpe regia, ed ebbe con lei la figlia
Filiberta. Questa si sposò con il famoso Carlo della Rovere,
dei signori della Rovere, che nel periodo della sua Signoria su Bruino,
edificò l'attuale chiesa di San Martino, nella Piazza del paese.
Filiberta, tuttavia, premori alla madre senza lasciare alcun figlio
e pertanto non poté essere continuata la stirpe dei Della Rovere,
mentre ebbe inizio la lunga e ricca storia dei Malines, i quali attraversarono
indenni oltre duecento anni di storia senza essere scalfiti, nè
dalla terribile peste del 1630, nè dalle battaglie contro i Francesi
di Catinat (Battaglia della Marsaglia del 1693), nè dalle invasioni
straniere.
I Malines si insediarono nel castello (ove ancora oggi è possibile
vedere lo stemma scolpito nel marmo) e amministrarono Bruino nel bene
e nel male, promulgando anche i Bandi Campestri del 1758, ovvero una
raccolta di 154 leggi e disposizioni emesse dal Signore feudale, che
regolavano la vita di tutti i giorni dei Bruinesi. Alla fine del settecento,
gli echi della Rivoluzione Francese non tardarono a farsi sentire anche
in Piemonte, e l'ottocento si aprì con la conquista dei territori
piemontesi da parte dei Francesi, che nel 1804 decretarono la fine della
feudalità ed eressero l'albero della libertà anche a Bruino,
che divenne così dapprima Comune della Repubblica Cisalpina e
successivamente, con l'avvento di Napoleone, comune dell'impero di Francia.
Negli atti di Stato Civile di Bruino è ricordato un Bruinese
che nel dicembre del 1805 morì nella Battaglia di Austerlitz,
caduto servendo il vessillo francese, accanto a Napoleone, contro gli
Imperatori d'Austria e Russia.
La restaurazione sabauda prese l'avvio dalla ridefinizione dei confini
territoriali dei Regni e degli Imperi, dopo il Congresso di Vienna dei
1815. Ai Savoia tocco rifondare il Regno di Sardegna, ma era in agguato
il "48".
I Moti popolari e le Guerre d'Indipendenza si conclusero con la nascita
dei Regno d'Italia e l'Unità del 1861.
Bruino pertanto divenne Comune del Regno d'Italia e vide la costruzione
di importanti opere sui proprio territorio, nei settore dei trasporti,
delle opere pubbliche e della viabilità. Tra esse, la costruzione
della Strada Susa Pinerolo, la costruzione della Ferrovia "Torino -
Orbassano - Giaveno" e la canalizzazione delle acque potabili.
Il 27 maggio 1883 il trenino arrivò per la prima volta a Bruino,
trainato dalla locomotiva a vapore, simbolo della modernità:
la "scionfetta" o caffettiera.
Nell'età giolittiana dei primi anni dei novecento, Bruino poté
contare sulla capacità amministrativa del Sindaco Paolo Bey,
che resse il Comune dal 1906 ai 1925. Le Guerre Mondiali e la Resistenza
costituirono le ultime tappe della lunga Storia di Bruino, prima che
il Comune, alla fine degli anni '60 cominciasse la propria radicale
trasformazione, divenendo un paese di quasi ottomila abitanti e rientrando
nell'area metropolitana torinese.